sabato 21 novembre 2009

Dell'Amicizia

Apollo e Giacinto, dipinto a olio di Méry-Joseph Blondel.





Dell'Amicizia


Mi sembra di capire che noi siamo nati perchè ci fosse fra tutti una sorta di legame, tanto più stretto quanto più siamo vicini.
L'amicizia non è nient'altro che una grande armonia di tutte le cose umane e divine, insieme con la benevolenza e l'affetto; davvero non so se, esclusa la sapienza, fu mai fatto dono agli uomini di niente che sia migliore. Alcuni le antepongono la ricchezza, altri gli onori, la buona salute o la potenza e molti anche i piaceri. Questi ultimi non si addicono all'uomo razionale, in quanto non sono frutto del chiaro pensiero, ma del capriccio del caso; le altre aspirazioni sono vane e incerte. Quelli che pongono il sommo bene nella virtù sono nel giusto perchè la virtù genera e preserva l'amicizia. Il termine virtù è qui usato secondo l'accezione più consueta, senza l'enfasi che ci mettono i dotti, e stimiamo buoni quelli che tali sono ritenuti: i Catoni, gli Scipioni, i Filo... lasciamo stare quelli che non sono da nessuna parte.
L'amicizia tra simili offre innumerevoli vantaggi; in primis, come può essere una "vita vitale" quella che non trova rifugio nel reciproco affetto di un amico? Cosa è più dolce dell'avere qualcuno con cui si osi parlare di tutto come con se stessi? Dovunque ti rivolga l'amicizia è pronta mai inopportuna, mai noiosa; più utile dell'acqua e del fuoco, come si dice. Non parlo dell'amicizia comune e mediocre, anch'essa gradita e utile, ma di quella vera e perfetta che fa più splendida la buona sorte e più lievi le avversità, dividendole e rendendole comuni. C'è poi chi osserva un vero amico, osserva un riflesso di se stesso: per questo gli assenti diventano presenti, i poveri ricchi e i morti, cosa mirabile, vivi.

MARCO TULLIO CICERONE




DA WIKIPEDIA, COSI' COME LE IMMAGINI:Giacinto (in greco: ὐάκινθος), figlio di Amicla e Diomeda o, secondo altri, di Pierio e di Clio fu teneramente amato da Zefiro e da Apollo. L'amore di Apollo era tanto grande che pur di stare insieme a Giacinto tralasciava tutte le sue principali attività, accompagnando l'inseparabile amico ovunque egli si recasse. Un giorno i due iniziarono una gara di lancio del disco. Apollo lanciò per primo il disco, che deviato dal geloso Zefiro, colpì alla tempia Giacinto, ferendolo a morte. Apollo cercò di salvare il giovane adoperando ogni arte medica, ma non poté nulla contro il destino. Decise, a quel punto, di trasformare l'amato amico in un fiore dall'intenso colore rosso porpora, il colore del sangue che Giacinto aveva versato.Apollo, prima di tornarsene in Cielo, chinato sul fiore appena creato scrisse di proprio pugno sui petali le sillabe "AI", "AI", come imperituro monumento del cordoglio provato per tanta sventura, che lo aveva privato dell'amore e dell'amicizia del giovane. Tale espressione di dolore, tutt'ora, si vuol ravvisare nei segni che sembrano incisi sulle foglie del Giacinto e che sono simili alle lettere A e I.L'episodio è narrato nel X libro delle Metamorfosi di Ovidio





La morte di Giacinto, dipinto di Jean Broc



Non parlo dell'amicizia comune e mediocre, ma di quella vera e perfetta. C'è poi chi osserva un vero amico, osserva un riflesso di se stesso: per questo gli assenti diventano presenti. Iris


domenica 29 marzo 2009

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