venerdì 3 febbraio 2012

La casa - Rabindranath TAGORE




Camminavo solingo per la strada

attraverso i campi; il tramonto celava

il suo ultimo oro come un avaro.

Il giorno già sprofondava nel buio

e la terra deserta, le cui messi

erano state raccolte, giaceva silente.

All'improvviso si levò nell'aria

l'acuta voce di un ragazzo che andava

invisibile per l'oscurità

lasciando la traccia del suo canto

attraverso il silenzio della sera.

Il suo villaggio era sul limitare

delle terre incolte, oltre il campo

di canne da zucchero, nascosto

fra le ombre dei banani e le slanciate

palme di areca e di noci di cocco

e i verdi alberi del pane.

Mi fermai per un istante nel mio andare

silenzioso sotto la luce delle stelle

e, distesa innanzi a me, vidi la buia

terra circondare con le sue braccia

innumerevoli case con letti e culle,

con cuori materni e lucerne serali,

con giovani vite felici

d'una felicità che non sa nulla

del suo valore per il mondo.




Rabindranath TAGORE

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