lunedì 12 aprile 2010

INVICTUS - Non vinto, William Hernest HENLEY

Ritratto di Nelson Mandela di Hans GEDDA




Out of the night that covers me,

Black as the pit from pole to pole,

I thank whatever gods may be

For my unconquerable soul.

In the fell clutch of circumstance

I have not winced nor cried aloud.

Under the bludgeonings of chance

My head is bloody, but unbowed.

Beyond this place of wrath and tears


Looms but the Horror of the shade,


And yet the menace of the years

Finds and shall find me unafraid.

It matters not how strait the gate,

How charged with punishments the scroll,


I am the master of my fate:

I am the captain of my soul.









Francois Pienaar: "Stavo pensando a come
un uomo possa vivere per trent'anni in una cella tanto piccola ed uscirne capace di perdonare chi ce l'ha messo".









Dal profondo della notte che mi avvolge,

buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro,

ringrazio gli dei chiunque essi siano

per l'indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze

non mi sono tirato indietro né ho gridato per l'angoscia.

Sotto i colpi d'ascia della sorte

il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime

incombe solo l'Orrore delle ombre,

eppure la minaccia degli anni

mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,

quanto piena di castighi la vita.

Io sono il padrone del mio destino:

io sono il capitano della mia anima.



Invictus è una poesia scritta dal poeta inglese William Ernest Henley (1849-1903). Il titolo proviene dal latino e significa "invitto", ossia "mai sconfitto Fu composta nel 1875 e pubblicata per la prima volta nel 1888[2] (da WIKIPEDIA)".[1]


P.S.
Che Dio ci dia veramente "la forza" di essere artefici, per quanto ci consente,
del nostro destino e capitani della nostra anima
che nella morsa di circostanze avverse
e sotto i colpi di ascia di una sorte, talvolta funesta,
ci dia forza e tenacia per lottare e non tirarci indietro!
Iris


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